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Il contrattualismo di Hobbes: dallo stato di natura alla società civile

Aggiornato il: 22 mag 2020

Video: https://youtu.be/JhHvikymAKw

Trascrizione a opera di Lorenzo Vergnasco

Thomas Hobbes è uno dei grandi del pensiero politico moderno, è uno dei giganti del pensiero politico dell’età moderna.

Getta le basi di quello che sarà il contrattualismo politico cioè di quella visione della politica che teorizza un contratto, un patto, un accordo alla base della sovranità.

La sovranità, cioè l’esercizio del potere, la legittimità del potere nasce dal basso con un contratto, con un accordo, con un patto che appunto dal basso all’alto conferisce piena legittimità, piena legalità alla sovranità al potere.

Thomas Hobbes vive nell’Inghilterra del seicento e vive nell’Inghilterra della rivoluzione, della guerra civile. Vive nell’Inghilterra della prima rivoluzione della rivoluzione che vede contrapposti il parlamento al re Carlo I, che vede la contrapposizione tra l’esercito Regio e l’esercito Puritano di Cromwell  vive

nell’Inghilterra della guerra civile che per Hobbes è la peggiore della guerra perché è una guerra d’identità e le guerre d’identità non sono guerre solo per il potere, non sono le guerre per uno sbocco sul mare o per l’ampiamento di un confine, non sono guerre per l’eredità per una successione al trono.

Le guerre d’identità sono le guerre che hanno a che fare proprio con degli aspetti quasi non negoziabili, la mia identità si deve affermare sulla tua identità e per tanto è una guerra in cui c’è una contrapposizione politica e identitaria molto forte; è una guerra contrapposti Anglicani, Puritani, Cattolici, vede contrapposti assolutisti contro liberali, le guerre civili sono le guerre tendenzialmente che portano alla distruzione di un identità rispetto all’altro.

Quando termina una guerra civile? Quando uno dei due soggetti in campo ha vinto ma non ha vinto semplicemente perché ha ottenuto un risultato stipulato da un accordo ,sancito da una tregua o da un patto ma ha vinto perché l’altro si è arreso, perché l’altro è stato sconfitto brutalmente in alcuni casi sterminato, cancellato, sconfitto ed isolato.

Le guerre civili, poiché mettono in gioco l’identità sono quelle più difficili da veder terminare, è difficile trovare un accordo quando in ballo ci sono le identità, e questa è l’Inghilterra della guerra civile ma è anche l’Europa della guerra civile e religiosa perché vive nell’Europa del cinquecento/seicento nasce nel 1588 dunque non vive nell’Europa del cinquecento ma nasce e affonda le radici nell’Europa del cinquecento l’Europa delle guerre di religione in seguito alla riforma protestante e la reazione chiaramente delle potenze cattoliche ma poi vive soprattutto la grande guerra religiosa, politica per eccellenza che è la guerra dei trent’anni che coinvolge travolge l’Europa del seicento dal 1618 al 1648 che terminerà con un grande accordo e con la nascita dell’Europa degli stati con il trattato di Westfalia

Dunque vive nell’Europa delle guerre, delle guerre d’identità, delle guerre d’identità civile/politica delle guerre d’identità civile/religiosa e queste guerre identitarie spaventano Hobbes perché Hobbes è un filosofo, un pensatore che ha come obbiettivoprincipale quello di eliminare il conflitto di controllare il conflitto, di produrre una soluzione politica che di fatto elimini alla fonte, alla radice la conflittualità. Dunque è conflittofobico, vede infatti nel conflitto, nelle guerre civili soprattutto identitarie/religiose ciò che fa tramontare, declinare la politica, la comunità politica è travolta dalle guerre civile religiose dalle guerre politiche identitarie esse vanno eliminate ed è uno studioso di Tucide delle “Guerre del peloponneso” che traduce tra l’altro in inglese

E dunque da lì parte la sua riflessione come la Grecia implode, la Grecia delle polis, la Grecia delle città implode attraverso la guerra civile che contrappone appunto le varie città e lì nasce il declino della Grecia, li nasce la conquista dei Macedoni, li nasce l’autunno della grande civiltà Greca. E da lì bisogna partire per evitare che ci sia un autunno, un declino, il crollo dell’Europa perché quando prevalgono le singole identità la comunità politica collettiva e pubblica salta, viene meno.

La lezione di Thomas Hobbes è veramente una lezione che si può tranquillamente attualizzare al presente, alle grandi difficoltà dell’Europa attraversata da problemi di libertà, sicurezza, di conflitti identitari di  egoismi e particolarsmi politici/nazionali pertanto la lezione di Hobbes vedrete in queste due spiegazioni che dedicherò al grande autore inglese è estramente attuale, è estramamenteancora oggi punto di riferimento.

Hobbes, dunque, parte da questo contesto, da una situazione di guerre identitarie civili e religiose, e qual è l’obbiettivo di Hobbese? l’obbiettivo di Hobbes è quello di fondare una politica come scienza, Hobbes è un materialista dal punto conoscitivo si contrappone a Cartesio, al razionalismo Cartesiano di stampo più teorico metafisico, si contrappone al razionalismo materialista corporeo empirico di  Thomas Hobbes

Per Hobbes la politica è una scienza razionale che studia i corpi, la politica è una scienza che studia i corpi.  Quali corpi studia? Studia dei corpi artificiali ben precisi: le comunità politiche, gli stati. Hobbes considera quindi la politica una scienza in parte come aveva giàfatto Macchiavelli ma rispetto a Macchiavelli considera la politica una scienza teorica astratta, cioè che studia anche i modelli politici astratti, non è uno storicista.

Hobbes non pensa che attraverso lo studio della storia delle istituzioni politiche storiche si possa interpretare e capire il presente, Hobbes è un teorico della politica astratta, la politica studia corpi artificiali astratti, cioè gli stati. Gli stati, le comunità politiche e cerca di capire come possono essi funzionare, funzionare bene, funzionare meglio, funzionare in maniera efficace. La scienza politica assume un ruolo centrale dentro la riflessione filosofica Hobbessiana.

Hobbes è l’autore che eleva la politica ad una scienza, nel seicento, trionfo delle scienze matematiche, geometriche e fisica Hobbes eleva la politica ad una scienza che studia i corpi e gli studia geometricamente: “Dato A né consegue la B, dato B né consegue la C”.

Queste sono delle correlazioni politiche fondamentali che vanno studiate e che vanno comprese.

La politica non è quindi il luogo della casualità, non è il luogo della fortuna o della sfortuna, non è il luogo dell’improvvisazione, è un luogo di scienza , di comprensione della realtà e di connessioni causal-conseguenziali.

L’analisi Hobbesiana parte da quello che è lo stato di natura, teorizza una condizione prepolitica da cui poi l’essere umano si è mosso per poi fondare uno stato civile e politica, perché secondo Hobbes lo stato politico non è da sempre la condizione in cui l’uomo vive, in cui l’uomo vive ora e vivrà.

La condizione di società politica di stato politico è una produzione, a un certo punto gli uomini hanno prodotto uno stato civile, lo stato civile ( e per stato civile intendiamo lo stato politico) è una produzione ed è figlia di un patto o di un accordo, la sovranità politica è figlia di un patto e di un accordo che è avvenuto come e quando? Non è un’analisi storica e non è un’analisi che affonda le radici in un determinato tempo è, invece, un’analisi teorica ed astratta cioè Hobbes s’immagina l’uomo prima dello stato politico, per comprendere lo stato politico, la sovranità politica Hobbes s’immagina prima che esso vivesse dentro la comunità politica e ci dice “L’uomo non è sempre vissuto dentro una comunità politica, c’è stato un tempo (non importa quando)  in cui l’uomo era un animale prepolitico, era esclusivamente un animale naturale. L’analisi politica di Hobbes parte dall’analisi dell’uomo nello stato prepolitico e cioè nello stato di natura

Ora vediamo qual è l’analisi di stato di natura che compie Thomas Hobbes, le premesse di Hobbes sono diverse,da quelle di Aristotele: per Aristotele, com’era già in parte per Platone, l’uomo è un animale politico, naturalmente l’uomo è un’ animale politico, per Aristotele l’uomo per natura tende ad aggregarsi con altri uomini, lo fa aggregandosi nella famiglia, lo fa aggregandosi nei villaggi, lo fa aggregandosi negli stati.

Dunque, per Aristotele l’uomo è naturalmente un animale politico, invece per Hobbes l’uomo non è naturalmente politico, l’uomo sceglie per convenienza la politica. Il bambino, dice Hobbes, per natura ha bisogno dell’adulto per vivere e gli adulti hanno bisogno di altri adulti per vivere bene ma questo dire che i bambini hanno bisogno degli adulti e gli adulti hanno bisogno di altri adulti per vivere bene non significa che naturalmente gli uomini sono animali politici.

Per Hobbes, gli uomini, per convenienza scelgono di essere politici e quindi scelgono per convenienza di unirsi con altri uomini perché è meglio, è più utile, è più conveniente ed è un calcolo.

Thomas Hobbes è il teorico della ragione come calcolo, cosa distingue l’uomo dagli animali è la capacità di calcolare in maniera migliore e più articolata, anche se Hobbes è un’autore che sostiene che anche già gli animali riescono a fare dei calcoli ma sono molto semplici in quanto non possiedono il linguaggio, ma l’uomo, a differenza di altre creature, possiede un linguaggio molto complesso che gli permette di fare dei calcoli: Calcoli costi/benefici, calcoli mezzi/fini. Noi riusciamo a fare dei calcoli mezzi per poter raggiungere i fini, costi/benefici perché abbiamo una ragione ma una ragione che si traduce in linguaggio simbolico che permette di decodificare questa struttura costi/benefici, mezzi/fini altrimenti noi rimarremmo in una condizione quasi di debolezza e di dover ogni volta rifare la stessa scelta per vedere quali conseguenze ci sono invece  noi riusciamo in maniera astratta a calcolare razionalmente quali scelte fare per raggiungere determinati fini, quali mezzi scegliere per raggiungere determinai obbiettivi

Dunque l’uomo calcola, calcola che è conveniente darsi una struttura politica ma questa scelta è una scelte razionale e conveniente non naturale in conclusione l’uomo naturale per Thomas Hobbes è un animale non politico.

Quali sono dunque le caratteristiche dell’uomo nello stato di natura, sono quattro:

1) L’UOMO E’ PER NATURA BRAMOSO: L’uomo desidera, desidera preservare se stesso, desidera conservare se stesso cioè l’uomo esce dalle mani della natura bramoso e desideroso di preservare se stesso a tal punto però di essere uomo egoista. Ecco la visione antropologica e negativa di Thomas Hobbes, cosa vuol dire visione antropologica negativa? Vuol dire che noi possiamo avere una visione dell’uomo o positiva o negativa, cioè l’uomo è per natura potremmo dire buono, l’uomo è per natura portato a solidarizzare invece per Hobbes l’uomo è per natura portato ad essere egoista da qui la celebra definizione di uomo come “Lupo degli altri uomini”. La definizione di “Homo,homini,lupus est”è la definizione hobbessiana di uomo naturale: l’uomo, per natura, è lupo degli altri uomini. Vivrà anche in branco ma è un vivere nel branco dettatopiù da utilità, da sopravvivenza perché altrimenti l’uomo è tentato ad essere l’animale che sbrana, così anche l’uomo sbrana, divora gli altri uomini per preservare se stesso.

2) LIBERTA’: Per Hobbes la libertà è una liberta assoluta. La condizione naturale, il diritto naturale è il diritto di essere liberi di tutto e su tutto e come se la nostra classe fosse uno stato di natura in cui ogni singolo studente (come uomo naturale) è libero di tutto su tutti cioè non c’è il vincolo, quand’è che c’è il bene o il male? E quando c’è la giustizia, ma quando c’è la giustizia? Quando c’è una legge o una legge morale o una legge politica. Ma nello stato di natura non c’è legge, c’è solo la legge naturale ma non c’è la legge politica e dunque c’è una legge naturale che ci dice che alcune cose sono buone, alcune cose sono cattive ed alcuni uomini le fanno ed altri uomini non le fanno le stesse cose e dunque c’è chi si comporta in un modo o si comporta in un altro perché ha un inclinazione ad essere più o meno violento, più o meno egoista ma essendo tutti per natura egoisti ed essendo completamente liberi perché manca la legge, manca la giustizia gli uomini tendono a prevaricarsi, a schiacciarsi perché questa condizione di libertà naturale è una condizione estramamentepericolosa

3) L’UOMO E’ RAZIONALE: L’uomo è anche ragionevole, l’altra condizione è che l’uomo non è nato privo di uno strumento (l’idea tipicamente di Cartesio) di ragione che permette all’uomo di orientarsi nel mondo e distinguere il vero dal falso, anche Hobbes pensa che la ragione sia uno strumento che caratterizzi l’uomo rispetto agli altri esseri viventi. Ma questo essere razionale e ragionevole è la grande caratteristica dell’uomo: Se fossimo tutti allo stadio naturale saremmo liberi su tutti di prendere libri, scrivere sui muri, gettare gli oggetti dalla finestra, di andare a prendere la merenda, di rubare i soldi, di tirare un cazzotto quindi di prevaricare a volte però anche razionalmente di trovare un’accordo perché un gruppo di persone vi sta minacciando il vostro frutteto e voi trovate un’accordo perché dovete trovarvi una sorta di collaborazione in vista dell’attacco dei nemici. C’è quindi una razionalità che porta anche a collaborare ma finita la minaccia terminerebbe la collaborazione o alcuni potrebbero collaborare ed altri non collaborare perché pensano che non collaborando otterrebbero dei vantaggi. Dunque l’uomo è razionale, ha una ragionevolezza ed è questa ragionevolezza che lo porta a

4) TEMERE LA MORTE: L’uomo razionale capisce che la morte è quanto di più ovviamente negativo possa accadere in vita, l’uomo teme la morte. L’uomo naturale è: razionale, libero, egoista e timorato della morte, l’uomo naturale teme la morte, ha paura di morire, ha paura della violenza.

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